L’indice di aterogenicità degli alimenti: quando il cibo rovina le arterie

L’alimentazione influenza la salute delle arterie. Infatti fra i fattori che contribuiscono al cosiddetto processo di aterosclerosi – l’accumulo di grassi, colesterolo e altre sostanze nelle pareti di questi vasi sanguigni – sono inclusi livelli elevati di colesterolo nel sangue che possono dipendere dalla quantità di colesterolo e di grassi saturi introdotti con il cibo.
Immagine dell'interno di un'arteria

L'origine del colesterolo nel sangue

Non bisogna infatti dimenticare che il colesterolo presente nel sangue può avere origini diverse. In parte a sintetizzarlo è l'organismo, che lo produce a livello del fegato. In parte minore si tratta invece di colesterolo introdotto con gli alimenti. Questi ultimi possono però influenzare i livelli di questa molecola anche in un altro modo. La produzione di colesterolo da parte dell'organismo dipende infatti anche dal tipo di grassi assunti con il cibo.

La possibilità che un alimento contribuisca ad aumentare i livelli di colesterolo – in particolare, di quello totale e di quello “cattivo” (o LDL) – è quindi direttamente associata al suo contenuto in colesterolo e in grassi saturi [1]. Per quantificarla gli esperti hanno messo a punto un parametro, l'indice colesterolo-grassi saturi (cholesterol-saturated fat index, CSI) più comunemente noto come “indice di aterogenicità degli alimenti”.

Un indice anti-grassi

Per definire questo parametro i ricercatori si sono basati su dati ottenuti nel corso di studi metabolici condotti per abbassare i livelli di grassi nel sangue [2]. Quello che è stato ottenuto è uno strumento che consente di mettere a confronto diversi cibi e ricette e di valutare in modo semplice e rapido l'assunzione quotidiana di grassi [2]. Un indice di aterogenicità basso indica infatti un basso contenuto di grassi saturi o di colesterolo, e quindi la bassa capacità di un cibo di promuovere l'aterosclerosi [1].

I limiti dell'approccio

Purtroppo, però, l'indice di aterogenicità degli alimenti non è semplice da calcolare. Per di più non permette di tenere conto del tipo di grassi saturi presenti in un cibo, elemento che può fare la differenza [3]. Per questo il fai da te è sconsigliabile: per essere sicuri di proteggere la propria salute scegliendo i cibi giusti è sempre bene affidarsi ai consigli di un esperto di nutrizione.

1. Connor SL, Gustafson JR, Artaud-Wild SM, Classick-Kohn CJ, Connor WE. The cholesterol-saturated fat index for coronary prevention: background, use, and a comprehensive table of foods. J Am Diet Assoc. 1989 Jun;89(6):807-16.

2. Connor SL, Gustafson JR, Artaud-Wild SM, Flavell DP, Classick-Kohn CJ, Hatcher LF, Connor WE. The cholesterol/saturated-fat index: an indication of the hypercholesterolaemic and atherogenic potential of food. Lancet. 1986 May 31;1(8492):1229-32.

3. Katan MB, Zock PL, Mensink RP. Effects of fats and fatty acids on blood lipids in humans: an overview. Am J Clin Nutr. 1994 Dec;60(6 Suppl):1017S-1022S.

I contenuti diffusi dal sito Danacol e i risultati dei test proposti hanno valenza generica: la valutazione di situazioni di rischio cardiovascolare non può prescindere dal parere del proprio medico.

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