Alimentazione, un’arma contro il colesterolo cattivo

C’è un tipo di colesterolo, detto LDL, che è considerato “cattivo”. Capire il perché è semplice: si tratta della forma di colesterolo che contribuisce allo sviluppo di quei particolari depositi nelle pareti delle arterie (le placche) che aumentano i rischi per la salute di cuore e arterie. Per questo è fondamentale tenere sotto controllo i suoi livelli. Fra le armi che aiutano a farlo è inclusa l’alimentazione.
Donna che mangia le verdure contro il colesterolo cattivo

Lotta ai grassi cattivi

Le quantità di colesterolo cattivo nel sangue sono influenzate da quello che si mangia. In particolare, i grassi saturi – presenti soprattutto negli alimenti di origine animale, come la carne rossa – e i cosiddetti acidi grassi trans – nascosti ad esempio nei fritti e in alcune margarine – contribuiscono a far aumentare i livelli di colesterolo.

Per questo motivo l'American Heart Association raccomanda di non introdurre nell'alimentazione più del 5-6% delle calorie totali sotto forma di grassi saturi. L'apporto di acidi grassi trans, invece, non dovrebbe superare l'1% delle calorie quotidiane.

I grassi da preferire per proteggere la salute sono altri: quelli monoinsaturi e quelli polinsaturi. Per questo gli esperti dell'American Heart Association consigliano di introdurre nell'alimentazione pesce, frutta secca e oli vegetali, che ne sono ricchi.

Non solo grassi

La lotta al colesterolo cattivo non passa però solo dalla scelta dei grassi giusti. Gli stessi esperti ricordano, infatti, che per tenerlo sotto controllo bisogna portare in tavola frutta, verdura e cereali integrali. Sono invece da limitare i dolci e le bevande zuccherate.

Infine, l'alimentazione anti-colesterolo deve essere abbinata anche ad altre buone abitudini, in particolare un'attività fisica regolare e l'abolizione del fumo di tabacco. In questo modo l'intero stile di vita contribuirà a proteggere la salute cardiovascolare contrastando l'accumulo di colesterolo cattivo.

I contenuti diffusi dal sito Danacol e i risultati dei test proposti hanno valenza generica: la valutazione di situazioni di rischio cardiovascolare non può prescindere dal parere del proprio medico.

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